“Ringrazio Nardella per le impegnative parole di stima e di apprezzamento della sua presentazione, ma la mia responsabilità sociale è circoscritta al perimetro del libro”, esordisce l’autore in una Biblioteca delle Oblate gremita ed attenta, scorrendo le dita lungo i margini della copertina del suo “Gli anni che non stiamo vivendo. Il tempo della cronaca” (Bompiani 2010); mentre la traduzione concreta nei fatti, continua Scurati, è compito della politica e dunque anche di un Vicesindaco. E’ con queste parole che chiosa la lunga e appassionata introduzione di Dario Nardella (nell’occasione affiancato anche da Piero Gelli) dedicata al suo libro, all’interno del ciclo d’incontri “Leggere per non dimenticare” curato da Anna Benedetti.
Non nasconde, Scurati, la soddisfazione di trovarsi in una città, Firenze, e più in generale in una regione come la Toscana, dove può respirare un’aria “politica” più famigliare, che gli risparmia quel tono prudente e generico, “broadcasting” o ad ampio raggio tipico di quasi tutti gli artisti ed autori, obbligatorio ad esempio in regioni come la Lombardia, dove uscendo dal seminato di argomenti come la società, i giovani o la scuola e spingendosi nella politica, si rischia seriamente di “perdere 2/3 delle possibili vendite del libro”! Ma poi, che male c’è? In fondo, “Jovanotti, come vota?”
Mantenendo quel tono asciutto, vivido, agile e incisivo, prova ad osservare il panorama italiano, e vede le “macerie morali” che ci circondano, non certo quelle materiali dell’ultimo Dopoguerra, ma quelle immateriali scaturite da un potere che sembra ignorare “la moralità come elemento essenziale della società”, che pare aver perso il senso del “giusto/ingiusto”. Incarnata per giunta da un Capo, politicamente un “animale morente” preda di ultimi affannosi “rigurgiti di vitalità”, così ricco e quindi potente da “poter comprare chiunque” e sulla cui figura “nessuno si fa più domande”. Una società, la nostra, dominata e soffocata ogni giorno dalle cronache di un presente ossessivo che ci spinge a concentrarci sulla soddisfazione immediata, tutta sensoriale, delle proprie pulsioni nel presente senza più uno sguardo all’essenziale e di lungo respiro, di prospettiva sul futuro che ci faccia contestualizzare ed apprezzare anche le faticose tappe dell’esistenza quotidiana.
Queste ed altre intriganti e trascinanti riflessioni e suggestioni, tratteggiano per Scurati gli anni che non stiamo vivendo…










