Gli “Amici miei”? Fiorentini DOC

Posted by Lorenzo Mossani On gennaio - 8 - 2011
di Lorenzo Mossani
Il remake del funerale del Perozzi girato in estate in piazza Santo Spirito prima della morte di Mario  Monicelli ne è la prova. Nel rione di Santo Spirito, San Frediano, nella ‘Contea’ di Piazza della Passera la vita è come l’ha disegnata sapientemente Monicelli.
La cosa più bella? L’attualità e la contemporaneità del film. Ogni generazione ha una compagnia di “Amici Miei”. Il conte Mascetti è presente nelle compagnie dei ventenni, come in quelle dei trentenni, come in un ritrovo di amici senza età com’ è Piazza della Passera. Vedere parlare il Conte con la Titti per lasciarla e non riuscirci (lui parla-parla-parla, lei non lo ascolta, e dopo 20 minuti lei gli ‘comanda: “Addio merdaiolo ci si vede domani…”) non è un colpo di genio del Maestro ma è solo un attenta osservazione del comportamento di molti fiorentini e non solo. Lo spirito goliardico che c’è al funerale del protagonista nel primo atto è l’esatto spirito del fiorentino d.o.c. e d.o.p. Si puo’ essere distrutti dentro ma per vincere la morte ci vuole il solito sarcasmo, altrimenti vince lei. Per i non fiorentini puo’ risultare di cattivo gusto, ma non è mancanza di sensibilità, anzi. È portare rispetto all’ amico di sempre, come se fosse ancora vivo: nei loro ricordi non morirà mai, quindi facciamolo protagonista dell’ultimo scherzo. I fiorentini sono cinici ma non cattivi. In fondo anche la sberla sul treno non fa male veramente, fa solo ‘rumore’. Quanti scherzi anche ‘pesanti’ così vengono fatti… ho ancora i lividi di Paolone (il ‘Sindaco’ di Piazza della Passera per il ‘gioco del soldato’ fatto in una serata estiva e molto divertente). Ma ci sarebbe altro…Scherzi pesi? No, da fiorentini d.o.c o d.o.p. come preferite. Comunque la bellezza di Amici Miei è proprio quello di raccontarci come siamo sarcastici, genuini, geniali e molto-molto amici. Infatti un amico, normalmente è per sempre. Per lui si farebbe di tutto, anche deriderlo dopo la morte. Malattie e morte, in conclusione non possono nulla contro un gruppo di amici… la supercazzola si fa anche a lei. Bravo Monicelli osservatore di una Firenze che c’è ancora, potrei anche fare i nomi dei protagonisti reali che attualmente vivono in queste piazze, ma un attento osservatore li conosce già… Bravo Maestro hai descritto noi fiorentini come siamo, non era facile.

Torna la domenica del fiorentino

Posted by Celine Pestelli On aprile - 8 - 2010

Domenica prossima, 11 aprile 2010, torna la Domenica del fiorentino, la popolare iniziativa che ogni mese prevede una giornata di apertura straordinaria e gratuita della sede del Comune a tutti i nati o residenti a Firenze e provincia: dalle 9 alle 21 sarà possibile visitare liberamente le sale di Palazzo Vecchio o partecipare ad attività guidate e articolate secondo percorsi tematici.

Per accedere è necessario munirsi della carta “Un bacione a Firenze”, ritirabile gratuitamente presso gli URP del Comune, consultare il sito del Museo dei Ragazzi, così si chiama il museo di Palazzo Vecchio, scegliere tra le molte attività proposte e infine prenotarsi.

Non dunque una semplice passeggiata con il naso per aria, ma una visita interattiva, animata dalla curiosità e dalla voglia di partecipare, sembra essere l’intento di queste giornate di apertura straordinaria, che regolarmente ogni mese schiudono le porte di Palazzo Vecchio, ma che in precedenza hanno interessato anche altri luoghi storici come la Biblioteca Laurenziana, la Cappella Brancacci e il Museo di Santa Maria Novella, quasi a voler risvegliare nei fiorentini un amore più attento e consapevole per la loro città.

Obiettivo che è anche quello del Museo dei Ragazzi: proporre originali modalità di scoperta del passato ai visitatori che ogni giorno varcano le soglie di Palazzo Vecchio.

E a giudicare dalla lista di attività i cui posti sono già esauriti pare che di fronte alla necessità di procurarsi la tessera e di prenotarsi si siano scoraggiati in pochi: gli appuntamenti più esclusivi, come l’incontro con il duca Cosimo I, o più intriganti, come la visita ai percorsi segreti, sono già al completo. Alla tavola del duca invece c’è ancora spazio, così come lungo i camminamenti di ronda o nel camerino di Bianca Cappello.

A chi infine arrivi all’ultimo momento rimane comunque la possibilità di ascoltare la voce del pittore e architetto di corte Giorgio Vasari che racconta la sala grande di Cosimo I, visita per cui non è necessario prenotarsi, e provare l’emozione di rivivere nel passato, aggirandosi secondo il proprio gusto per le meravigliose sale del palazzo, con la sorniona curiosità della tartaruga del Granduca, l’emblema di Cosimo I assunto anche a logo del museo, altrimenti nota ai giovanissimi visitatori come la tartaruga con la vela, che con il motto “Festina lente” si raccomandava di affrettarsi e darsi da fare, ma lentamente.

di Celine Pestelli

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