Archive for the ‘sliding’ Category

Gli “Amici miei”? Fiorentini DOC

Posted by Lorenzo Mossani On gennaio - 8 - 2011
di Lorenzo Mossani
Il remake del funerale del Perozzi girato in estate in piazza Santo Spirito prima della morte di Mario  Monicelli ne è la prova. Nel rione di Santo Spirito, San Frediano, nella ‘Contea’ di Piazza della Passera la vita è come l’ha disegnata sapientemente Monicelli.
La cosa più bella? L’attualità e la contemporaneità del film. Ogni generazione ha una compagnia di “Amici Miei”. Il conte Mascetti è presente nelle compagnie dei ventenni, come in quelle dei trentenni, come in un ritrovo di amici senza età com’ è Piazza della Passera. Vedere parlare il Conte con la Titti per lasciarla e non riuscirci (lui parla-parla-parla, lei non lo ascolta, e dopo 20 minuti lei gli ‘comanda: “Addio merdaiolo ci si vede domani…”) non è un colpo di genio del Maestro ma è solo un attenta osservazione del comportamento di molti fiorentini e non solo. Lo spirito goliardico che c’è al funerale del protagonista nel primo atto è l’esatto spirito del fiorentino d.o.c. e d.o.p. Si puo’ essere distrutti dentro ma per vincere la morte ci vuole il solito sarcasmo, altrimenti vince lei. Per i non fiorentini puo’ risultare di cattivo gusto, ma non è mancanza di sensibilità, anzi. È portare rispetto all’ amico di sempre, come se fosse ancora vivo: nei loro ricordi non morirà mai, quindi facciamolo protagonista dell’ultimo scherzo. I fiorentini sono cinici ma non cattivi. In fondo anche la sberla sul treno non fa male veramente, fa solo ‘rumore’. Quanti scherzi anche ‘pesanti’ così vengono fatti… ho ancora i lividi di Paolone (il ‘Sindaco’ di Piazza della Passera per il ‘gioco del soldato’ fatto in una serata estiva e molto divertente). Ma ci sarebbe altro…Scherzi pesi? No, da fiorentini d.o.c o d.o.p. come preferite. Comunque la bellezza di Amici Miei è proprio quello di raccontarci come siamo sarcastici, genuini, geniali e molto-molto amici. Infatti un amico, normalmente è per sempre. Per lui si farebbe di tutto, anche deriderlo dopo la morte. Malattie e morte, in conclusione non possono nulla contro un gruppo di amici… la supercazzola si fa anche a lei. Bravo Monicelli osservatore di una Firenze che c’è ancora, potrei anche fare i nomi dei protagonisti reali che attualmente vivono in queste piazze, ma un attento osservatore li conosce già… Bravo Maestro hai descritto noi fiorentini come siamo, non era facile.

Riconoscersi in “Amici miei” (ovvero nel lato ANTANI della fiorentinità)

Posted by Gianluca Giannini On gennaio - 7 - 2011

di Maurizio Ferrini

Con la recente scomparsa di Mario Monicelli – morto di una morte così suggestiva! – si ripensa alle sue opere. Le si rivedono, ci si ragiona. Soprattutto si studia il film Amici miei ed il suo messaggio. Messaggio che è ambiguo e che si presta a letture molto soggettive. Mi piacerebbe dare una personale, del tutto parziale, lettura di quell’opera. Non certo assumendo le pose del critico (ruolo per il quale non ho né competenze né credenziali)  ma nella qualità di fiorentino nativo. Attento, come tanti, a come la sua città viene rappresentata ed interpretata dai e sui media.

Le qualità del prodotto

In astratto, come prodotto cinematografico, Amici miei è fuori discussione un caso anomalo. In primis, per la sua intenzionale, anzi ricercata, “scorrettezza” politica e culturale,  tanto più impattante in quanto sparata in un momento in cui si cominciava a ragionare sul valore della “correttezza”. Un momento in cui, anzi, si elaboravano e si consolidavano codici non scritti per essere contenutisticamente corretti nella società e soprattutto nei media, a partire dalla TV.

Al di là di questo, nel lungo periodo, l’aspetto più appariscente di quel film è la forza con cui è riuscito a far entrare nella cultura spicciola corrente alcuni modi di dire, alcune situazioni, alcuni modi di raccontare le relazioni tra persone.

Il “caso cinematografico”

Nell’immaginario collettivo, anche per via del fatto che per molte persone i ricordi dei contenuti del film risalgono a 30 e passa anni addietro, la classificazione di Amici miei è decisamente semplicistica: un film umoristico, con forti momenti realmente strappa risate.
L’impatto che quel film ebbe su di me già alla prima visione fu – invece – di profondo disagio. Non certo per disvalori cinematografici. Quel minimo di competenza che posso avere sulla materia mi porta a dire che si tratta di un prodotto tecnicamente eccellente, per le qualità realizzative di base: regia (naturalmente), sceneggiatura, ritmo, cast, recitazione. Il successo che ha avuto e che continua ad avere è qualitativamente meritatissimo.

Ma forse era proprio quella scorrettezza sul piano dei contenuti che non riuscivo a digerire. Una scorrettezza che mi è parsa ancora più intollerabile in una recente visione del film avvenuta, per combinazione e per l’appunto, pochi giorni prima della morte di Monicelli.
Però, oggi, dopo questa ri-visione e dopo quella morte sarei portato a concludere che, se potessi parlargliene, il mio personale, profondo malanimo renderebbe Mario molto più soddisfatto di platee sghignazzanti mentre scorrono i volti attoniti di quelli che si beccano gli schiaffoni sul treno che parte.
Come tutti i grandi autori, osservatori e raccontatori dell’animo umano, Monicelli non si sarebbe certo accontentato di “far ridere”. Ed infatti a chiunque sia dotato di un minimo di sensibilità ciò che rimane dalla visione di quel film è un senso di cupezza.

Moribondi cinici e morti spregiudicati

Il primo episodio si chiude con la morte di un protagonista. E’ una morte raccontata come vera, ed interpretata con maestria. Se c’è del riso che accompagna il decesso ed il funerale è semplicemente perché nella vita vera accade che mentre uno muore, spesso c’è vicino qualcuno che ride. Idem durante un funerale.

Nel secondo episodio una lunga narrazione è dedicata al tentativo di far credere ad un personaggio (interpretato da un sublime Paolo Stoppa) che egli è affetto da un male incurabile e che ha pochi mesi di vita. Lo stesso personaggio di Ugo Tognazzi è vittima di un devastante attacco di ictus. Non sono temi da film umoristico. Sono temi che hanno come filo conduttore la morte, la malattia, la fuga (per certi aspetti distruttiva) dai propri schemi di vita, l’indifferenza verso la sofferenza altrui. Sono tutto fuorché ingredienti di un film umoristico.
D’altronde, anche in questi molteplici, possibili, discrezionali registri di lettura sta forse il massimo pregio dell’opera. E questa apertura stava nelle intenzioni dell’autore, una sorta di “io l’ho fatto così – voi prendetelo come vi pare”. Quantomeno questa è la mia sensazione ed è ciò che credo di ricordare in certe sue esternazioni.

Firenze, personaggio ed interprete

Quanto al punto di partenza di questo ragionamento, e cioè cosa c’è di fiorentino e di fiorentinità in questo film, anche su questo piano non mi trovo d’accordo con l’interpretazione della stragrande maggioranza degli spettatori.
Fuori da Firenze (ma anche nella percezione di molti miei concittadini) si ritiene che i quattro amiconi iniziali siano un’ottima raffigurazione di alcune stereotipate caratteristiche fiorentine: spirito dissacratorio, perenne attitudine ad irridere tutto e tutti ed a gabbare chi li circonda.

Un fiorentino nell’anima, invece, non si sente minimamente rappresentato né dai personaggi né dagli  avvenimenti del film. Lazzi e sfottò sono un elemento di dettaglio nell’atteggiamento corrente di chi vive a Firenze ed è realmente intriso dello spirito cittadino. Nel film sembra che gli eventi della vita di tutti i giorni siano una parentesi tra una burla ed una scelleratezza. E contribuisce al senso di estraneità (anche questo può essere fonte di fastidio) il fatto che i quattro interpreti (più uno) del primo episodio non siano per niente indigeni.

Qualcosa di fiorentino c’è: è molto fiorentino il personaggio-giornalista Perozzi (Philippe Noiret, nella foto sopra) non tanto quando partecipa alle zingarate ma nel momento in cui esce dalla redazione de La Nazione e scambia chiacchiere e battute con il giornalaio all’angolo, con il barista, con la prostituta, trattando tutti, con molta naturalezza, a tu per tu. E si intuisce che se il giorno prima avesse intervistato il sindaco o un ministro avrebbe avuto lo stesso atteggiamento.
Non c’è niente di fiorentino proprio nelle scene per le quali il film si ricorda, dagli schiaffoni ai viaggiatori in partenza al vasino del bebè riempito, in misura abnorme, di cacca adulta.

Sora morte, in agguato anche nei titoli di testa e di coda

Al di là di tutto, forse, il mio malessere critico di oggi si spiega anche con il fatto che attorno ad Amici miei aleggia un qualcosa tipo maledizione di Tutankamon, in questo caso sotto la forma di flagello dei sessantenni: il film nasce nella mente di Pietro Germi, morto a 60 anni prima di iniziare la lavorazione; tra gli interpreti principali Duilio del Prete muore a 60 anni, Adolfo Celi a 64, Renzo Montagnani (doppiatore di Noiret e poi interprete del secondo episodio) muore a 67, come Ugo Tognazzi.
Nel mio status di passante nella fascia intermedia dei 60 anni, non posso escludere che tutto questo  abbia influenza nello spostare ricordi e giudizi in un’area semantica un po’ fosca e ferale. Proverò  a riguardare il film dopo passata la boa dei 70.

Per il momento mi limiterò a consumare il vecchio VHS di L’armata Brancaleone, altro capolavoro di Monicelli, traendone divertimento e godimento intellettuale. Incondizionatamente e senza retro pensieri amari.

 

Una Fiaccolata per la Pace per salutare l’anno nuovo

Posted by Linda Betti On gennaio - 1 - 2011

Il 31 Dicembre 2010, si è svolta la venticinquesima Fiaccolata per la Pace – Trofeo Ada Nesti, gara podistica non competitiva di circa 8 km a cui hanno partecipato circa duecento persone. La corsa organizzata dalla Pubblica Assistenza Humanitas di Firenze e dal Gruppo Sportivo Le Torri del Quartiere 4, da diciassette anni è dedicata alla memoria delle vittime della strage  di stampo mafioso avvenuta in via dei Georgofili, nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993. Il percorso infatti si snoda fra la sede dell’ Humanitas di viale Talenti fino alla centralissima via del tragico accaduto, dove il presidente della Commissione Sport del Quartiere 4 Donatella Villani, ha deposto una corona celebrativa, attorniata da podisti, sbandieratori, turisti e curiosi. Il corteo dei corridori si è poi diretto nuovamente alla sede dell’Humanitas, sfilando però prima per le vie del centro storico, sventolando bandiere arcobaleno. La Fiaccolata è un’ulteriore occasione per dare il benvenuto all’anno nuovo nel segno della salute fisica e mentale e della solidarietà. Alla prossima edizione e buon anno 2011 a tutti voi!

BUONE FESTE A TUTTI… per tutti i gusti!

Posted by Gianluca Giannini On dicembre - 24 - 2010

Il T@ZEBAO - comunque la pensiate - augura a tutti un sereno Natale e un buon 2011!

“Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.” (J. La Motta)

“Basta con gli avanzi della cucina per lebbrosi e bambini; niente più decapitazioni misericordiose, e che sia abolito il Natale” (Lo sceriffo di Robin Hood)

 ”Tutto è relativo in questo mondo. Chieda un po’ alle oche e ai tacchini la loro opinione sul Natale” (Peter Willforth)

“Il cinico è un uomo che all’età di dieci anni ha scoperto che Babbo Natale non esiste, ed è ancora sconvolto” (James Gould Cozzens)

 ”Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.” (Shirley Temple)

“I nostri bambini aspettano i regali di Natale come i politici i risultati delle elezioni; mancano ancora i dati del seggio elettorale dello zio Fred e del distretto della zia Ruth” (Marceline Cox)

“Da un punto di vista commerciale, se il Natale non esistesse bisognerebbe inventarlo.” (Katharine Whitehorn)

“Il Natale, bambini, non è una data. E’ uno stato d’animo.” (Mary Ellen Chase)

“Quanti festeggiano il compleanno di Cristo! E quanto pochi seguono i suoi precetti! E’ più facile festeggiare le vacanze che rispettare i comandamenti.” (Benjamin Franklin)

“Per il settimo anno di seguito mia suocera è venuta da noi a Natale. Quest’anno abbiamo deciso di cambiare. La faremo entrare.” (Les Dawson)

“Una buona coscienza è un Natale perpetuo.” (Benjamin Franklin)

Rock & Gol….con Benedetto Ferrara

Posted by Lorenzo Mossani On novembre - 25 - 2010
C’è chi nasce giornalista, Benedetto Ferrara è nato giornalista, con la maglietta numero 10. Non ha un ruolo ben preciso e lo devi lasciar scrivere. Non è possibile sfruttarlo limitandone il ‘campo’.
Se lo mandi inviato devi sapere che non si limiterà a svolgere solo il suo compito da mediano, Benedetto, vede ‘cose che altri non vedono’.
Non è né pazzo né posseduto è solamente un numero 10.Un fantasista, scrive a testa alta guardando la luce…
L’ultimo dei romantici, passionale e, forse, giustamente presuntuoso o meglio realista. Inutile nascondere il tocco di penna diverso dai mediani, fondamentali ma che non valgono il prezzo di un quotidiano.
Benedetto inventa, scrivi e “facci sogna’…! ”. Insomma nel libro “Rock & Gol” scritto da quel ragazzo di cinquant’anni c’è tutto il suo talento, la sua esperienza da giornalista ma anche tanta classe condita da ironia e da un sano cinismo fiorentino.
 

David, “a spasso” per Fiorenza…

Posted by Gianluca Giannini On novembre - 21 - 2010

A distanza di una decina di giorni dagli eventi organizzati in occasione della Biennale della cultura Florens 2010, conclusasi ieri, il T@zebao ripercorre per immagini il recente, suggestivo viaggio del “David attraverso gli scenari e gli scorci più famosi e caratteristici della nostra città, salutato ogni volta da folle di fiorentini e turisti sorpresi, incuriositi ed affascinati. Anche dalla vista, per un giorno e come per magia, di piazza San Giovanni fiorita in memoria di un miracolo del passato…

Incontri fra Storia e Cinema alle Oblate

Posted by Linda Betti On novembre - 14 - 2010

Lo scorso 4 novembre, noi de Il T@zebao abbiamo seguito l’incontro dal titolo:“Ma il Cinema è l’arma più forte?”..cinema fra politica, ricerca del reale, arte e denuncia sociale, organizzato dall’associazione pAssaggi di Storia in collaborazione con Festival dei Popoli e Biblioteca delle Oblate.

La serata, coordinata dallo storico Enrico Acciai è iniziata con la proiezione del documentario La Canta delle Marane per la regia di Cecilia Mangini con testo e voce recitante di Pier Paolo Pasolini.

Il dibattito è proseguito con gli interventi di:  Luca Peretti, ricercatore e giornalista,  Vittorio Iervese, sociologo, Giovanni Cioni, regista e Alberto Lastrucci coordinatore del  51° Festival dei Popoli.

Infine i presenti hanno preso visione di altri due documentari (Collage di Piazza del Popolo di Sandro Franchina e Lambert e Co. di D.A. Pennebaker)

…Stazione di partenza: “Leopolda”, Firenze!

Posted by Gianluca Giannini On novembre - 10 - 2010

 “…Avete un immenso mondo nuovo davanti, totalmente aperto davanti a voi, che terrorizza solo chi lo guarda con occhi vecchi, al riparo dei suoi privilegi. Voi avete la possibilità di cambiare le regole. E, ricordate, avete anche lo strumento infallibile per giudicare se le vostre idee sono davvero nuove, o solo una riedizione di quelle vecchie. Se la capiscono i vostri padri e le vostre madri, non è un´idea nuova.” (Edoardo Nesi)

Sotto la dinamica regia multimediale dei due promotori ”ribelli” democratici – in quelle ore mi è tornata d’istinto alla mente la mitica coppia western del film ”Butch Cassidy and the Sundance Kid” (complice  forse la capigliatura alla Robert Redford del Civati?) - con l’evento “Prossima fermata, Italia“, si è celebrato a Firenze un autentico ed inedito brainstorming di nuove idee e progetti ma soprattutto di stili, linguaggi e parole della politica, le autentiche (giustificate!) vittime della tanto discussa, esaltata o vituperata “rottamazione” annunciata da settimane da tutti i media.

In tutto quello straordinario e vitale carosello di facce, emozioni ed idee nuove sprigionatosi alla Stazione Leopolda, mi sono ricordato delle parole di un discorso di John Kennedy della fine degli anni ‘50 rivolto agli studenti universitari americani che avevo letto in una raccolta di suoi pensieri,  e che da più di 15 anni, cioè da quando le ho scoperte, definiscono per me l’impegno per una buona politica. E quelle parole le avrei volentieri incastonate nel tassativo countdown di 5 minuti di “diritto di parola” regolamentari e condivise con tutte le altre che ho ascoltato: scegliendone una, proprio l’ultima, come quella “chiave” da far volteggiare sugli schermi e incidere nel nuovo vocabolario del futuro: 
Io vorrei quindi invitarvi tutti, qualunque professione sceglierete, ad entrare ad un certo punto della vostra carriera nella politica.  Non occorre certo che diventiate politici famosi, che cerchiate di mutar radicalmente il nostro governo, o di ottenere il plauso delle folle. Non è nemmeno indispensabile che abbiate successo. Vorrei soltanto che offriste all’arena politica, ai problemi critici della nostra società che si dibattono in quell’arena, i vantaggi che conseguono dal talento da voi acquisito anche grazie al contributo della società.
Vi chiedo di decidere… se volete essere
incudine o martello. Molti di voi hanno già percorso la fase dell’incudine, anche se – e io ve lo auguro – continuerete ad apprendere altre nozioni negli anni venturi. Ma ora si tratta di vedere se ciascuno di voi diventerà “martello” – se saprà dare al mondo in cui è cresciuto e si è istruito i benefici di questa istruzione.
Se voi sarete fra coloro che governeranno la nostra terra (…) se volete intraprendere questa trascurata e ingiuriata professione del politico, allora consentitemi di dire che noi abbiamo estremo bisogno dei frutti della vostra istruzione. Non ci servono studiosi di problemi politici, con una preparazione molto specializzata che però siano fuori dalla partecipazione ai fatti vivi di ogni giorno. Ci servono invece uomini
[e donne] che sappiano correre sui vasti campi del sapere e riconoscere il rapporto fra i due mondi, della politica e della cultura. 
Da voi non vogliamo né il sarcasmo del cinico né la disperazione del debole. A voi chiediamo chiarezza, intelligenza, illuminazione
”.

Illuminazione, appunto.

“Icchecè” lungo la Tramvia…? Scoprilo su Internet

Posted by Gianluca Giannini On ottobre - 25 - 2010

 La prossima volta che deciderete di imbarcarvi sulla tramvia – diciamo alla Stazione di Santa Maria Novella – alla volta di Scandicci, e vi accomoderete magari seduti a guardare fuori da uno dei finestrini, potreste riconoscere in anticipo cosa vi passerà davanti agli occhi durante il tragitto o vicino alle fermate se consulterete questo sito internet


Fin dalla prima pagina, Lungotramvia.it è di facile ed immediata consultazione: cliccando sul sottile e sinuoso “filo rosso” che traccia la rotta della tramvia, ad esempio alla voce Cascine, alla pagina successiva sotto il titoletto viale Lincoln – Mercato si possono leggere tutti i rivenditori dei “banchi” del tradizionale mercato del martedì, visualizzabili ciascuno con tanto di foto, recapiti e altri utili riferimenti, tutti ordinati in una precisa classifica in base al numero di click avuti, dunque una lunga Top Ten di popolarità! E così anche in corrispondenza di ognuna delle altre 14 fermate è possibile scoprire – suddivisi per strade - le attività, i negozi, le botteghe e tutti quei punti di interesse – ad oggi più di 800 – esistenti nella zona che hanno deciso di rendersi visibili sul portale informatico dietro pagamento di una modica cifra.
Ma il sito non si ferma solo a questo. In home page, sopra la foto in bianco e nero del panorama fiorentino, corrono i titoli di altre rubriche: oltre alle immancabili  “Chi siamo” e “Contatti”, è possibile accedere ad una breve storia della tramvia, ai percorsi delle future Linee 2 e 3, e ai siti di riferimento per approfondimenti ( Tramvia, Comune di Firenze e di Scandicci, ATAF), e dulcis in fundo anche gli esempi di tramvia a Barcellona e Atene (ahimè, quest’ultimo  incomprensibile se non si conosce il greco!)

“20 sigarette” (visto) a Firenze

Posted by Linda Betti On ottobre - 18 - 2010

Il film in questione è quello di Aureliano Amadei, trasposizione cinematografica del suo libro scritto insieme a Francesco Trento. Trattasi della testimonianza, la propria appunto e scritta in prima persona, dell’unico civile sopravvissuto alla strage di Nassirya in Iraq nel 2003 (titolo del libro è infatti “20 sigarette a Nassirya“) e il sopravvissuto è lui, Aureliano.

Il film mi è piaciuto, la regia volutamente aggiunge anche dei toni leggeri, quasi da commedia ad un evento di cui mi sono arrivate solo informazioni filtrate irrimediabilmente dalla retorica mediatica, per me insopportabile, ed è come se venissi a conoscenza dell’attentato per la prima volta, attraverso gli occhi di Aureliano (interpretato da un bravissimo Vinicio Marchioni), un ragazzo che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Io, la vicenda di Nassirya, l’ho vissuta con molto distacco, e non solo perché contraria alla guerra in Iraq: mi ricordo solo qualche bandiera a mezz’asta in giro per Firenze, il minuto di silenzio allo stadio Franchi poi coperto da applausi fuori luogo, la parola “eroi” scandita da qualcuno fra il pubblico, e un secondo dopo pensavo già alla squadra viola che lottava per la promozione in serie A.
L’unica cosa di cui ero e sono sicura è che la retorica ha reso Eroi quelli che eroi, per me, non sono stati, opinione per la quale all’epoca mi presi diverse “infamate” da gente che la pensava diversamente. Leggendo poi il libro di Amadei, durante la descrizione dei funerali di stato, a cui assiste in barella, mi ha colpito questo passaggio:

Continuo a chiedermi cosa c@zzo ci sia di eroico nella nostra condizione. Nessuno di noi stava estraendo bambini da una casa in fiamme. Nessuno di noi stava salvando una principessa o uccidendo un drago. Io, e quelli che erano con me stavamo cercando una mappa della città emasticando qualche battuta (…). E un secondo dopo non eravamo più li. Nessuno di quei morti e nessuno di noi feriti stava facendo nulla di eroico. Abbiamo solo avuto la sfiga di trovarci in mezzo al momento sbagliato

Spero proprio che Aureliano Amadei venga un giorno nella nostra città a parlare della sua esperienza, del suo libro e del suo film. Sarebbe davvero molto bello…
Ma il titolo dell’articolo rimanda a Firenze, e questo è un blog che parla di notizie inerenti Firenze e dintorni. E allora ne approfitto per parlare della nostra città e del suo rapporto con il cinema perché ci sta bene comunque, anzi…
E’ bene spiegare che andare al cinema nelle nostra città diventa una notizia…!
Mi spiego: quando esce solo una copia del film in questione e non lo proiettano in una multisala ma in un solo cinema dall’altra parte della città rispetto a dove risiede il cinefilo/a sfigato/a di turno, il problema è trovare il tempo materiale per andarlo a vedere in quei pochi giorni che il film resterà in cartellone (perché, nel caso di “20 sigarette” sapevo che già dal venerdì successivo l’avrebbero tolto, so ormai come funziona la distribuzione dei film: togli “Nassirya” per far posto all’ennesimo mostro in 3D…!).
Altra difficoltà, trovare una persona alla quale non si stampi un punto interrogativo in faccia quando gli proponi il film, che sia disponibile ad andarlo a vedere solo nel pomeriggio, perché quella sera avrei lavorato, ed era giovedì… quindi solo poche ore per completare la mia mission impossibile….L’alternativa? andarci da sola in compagnia di tre pensionati più il proiezionista e la cassiera!
Per inciso, non voglio dire che questo fenomeno di spopolamento delle piccole sale cinematografiche colpisca solo Firenze: so benissimo che in tutte le città italiane, da anni, i cinema tradizionali, soprattutto quelli del centro, stanno chiudendo per far posto ai multisala ( sottolineo cheil mio non vuole essere un punto di vista di cinefila snob che non frequenta sale che non siano d’essai… per la cronaca io vado ai cinema multisala, basta solo che tra i film che proiettano ce ne sia perlomeno uno “decente”). Da un certo punto di vista mi ritengo pure fortunata a vivere in una città dove almeno film come “20 sigarette“ vengono distribuiti, anche se limitatamente.
Se mi fermo a pensarci però, questo fenomeno, mi mette tristezza, e so di abbaiare alla luna, e non posso che prendere atto di questa evoluzione (negativa?) del mezzo cinematografico, anzi è già tanto che il cinema (inteso proprio come luogo) esista ancora!

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