Archive for the ‘Cultura’ Category

Firenze “muore lentamente” nel libro di Marco Vichi

Posted by Roberto Gambelli On giugno - 14 - 2010

Firenze “muore lentamente” in “Morte a Firenze”,’ l’ultimo libro di Marco Vichi,  scrittore fiorentino noto soprattutto per la saga del commissario Bordelli. Quest’ultimo è il protagonista di questo romanzo e questa volta è alle prese con la scomparsa di un bambino di 13 anni. E’ l’ottobre del 1966 e durante le indagini, arriva l’alluvione a Firenze.

Le indagini del commissario Bordelli si sviluppano sullo sfondo della Firenze degli anni 60, in un quadro storico estremamente fedele e che al contempo riesce a cogliere l’anima rinascimentale immutabilmente presente nella città.

L’immagine che ne esce è quello di una Firenze senza sfarzi, di cui Vichi non esalta la bellezza monumentale, ma della quale riesce a cogliere la sensazione di immobilità di una città e dei suoi cittadini troppo legati al loro passato. E lo fa attraverso una sceneggiatura monocromatica, ricoprendo i paesaggi di una poltiglia marrone, prima ancora che il fango dell’alluvione rivesta le strade.

Firenze sta morendo ma è anche superba nel risorgere tramite i suoi abitanti che si stringono attorno alla loro città per rivederla splendere.

Attraverso lo sguardo burbero e ironico di un commissario Bordelli quasi infastidito da questo senso di immutabilità, ci viene offerta una delle immagini più veritiere dell’indole fiorentina:

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“Imboccò via Tornabuoni slittando sulla melma, oppresso dai suoi pensieri amari. Davanti alla desolazione del Lungarno franato aveva sentito addirittura una punta di piacere, come se finalmente si fosse compiuta una vendetta. Fosse almeno crollato il Ponte Vecchio, e magari anche il Duomo, Palazzo Vecchio e tutti i Filistei… Firenze credeva di essere salva in nome del suo passato glorioso, come un figlio deficiente che vive sugli onori di suo padre o di suo nonno. Anche il macellaio Panerai e il trippaio di San Lorenzo erano convinti che nelle proprie vene scorresse ancora il sangue di Dante, di Michelangelo, di Leonardo, di Brunelleschi. Guardatevi intorno e sbalordite, tutte le cose belle che vedete le abbiamo fatte noi… noi fiorentini. Da qui è partita la scintilla del rinnovamento del mondo, tutti devono inchinarsi di fronte al nostro genio. Venite a spendere i vostri soldi nella culla del Rinascimento, comprate i nostri ninnoli, le nostre cartoline, le statuette del David, i gioielli forgiati dall’anima di Benvenuto Cellini, dormite nei nostri alberghi, mangiate le nostre bistecche, la pasta e fagioli, la trippa, il lampredotto, fate un giro in carrozza, toccate il naso al Porcellino… Che ce ne importa di creare altre opere immortali, quando possiamo vendere quelle che già abbiamo ? La nostra vera anima è sempre stata il commercio, il dio che ci protegge è lo stesso dio dei ladri… E adesso Firenze tremava, perchè il suo tesoro era stato inzaccherato dal fango.”

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Intervista a Marcello Corvino

Posted by Gaia Nanni On aprile - 11 - 2010

Proseguono le occasioni di incontro e dibattito alla Libreria Feltinelli di Firenze, dove il T@zebao ha incontrato e intervistato Marcello Corvino.

Impegnato nel teatro civile, Corvino trova attori laddove gli attori non ci sono e pesca con fantasia tra le menti eccellenti del nostro paese, scrittori, giornalisti, scienziati. L’obbiettivo? portare in teatro ciò che è stato espulso dalla tv, ovvero la libertà di espressione

Servizio di Gaia Nanni – Riprese e Montaggio di Linda Betti

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Intervista alla cantautrice fiorentina Susanna Parigi

Posted by Gaia Nanni On aprile - 4 - 2010

A volte Firenze ha dei segreti che coccola e che ripara dallo sguardo dei molti, Susanna Parigi è uno di questi.
Noi del T@zebao abbiamo incontrato la talentuosa artista fiorentina presso la libreria Feltrinelli in via de’ Cerretani dove presentava il suo ultimo album dal titolo “L’insulto delle parole“.
Musicista e cantautrice di grande spessore Susanna, da anni residente a Milano, non dimentica le sue origini e ci travolge in un’intervista sulle sue note e sul suo primo amore: la nostra città.


Servizio di Gaia Nanni – Riprese e montaggio di Linda Betti

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La Cupola, “Mission Impossible” del ‘400

Posted by Gianluca Giannini On aprile - 2 - 2010

Nei primi anni del ‘400 a Firenze, alla nuova Cattedrale di Santa Maria del Fiore ormai in via di ultimazione mancava ancora qualcosa, nella parte posteriore del tetto,  che avrebbe dovuto ricoprire un vero e proprio “cratere” di più di 50 metri di diametro.  A partire dal 1420 su  quel vuoto lassù in alto iniziarono infatti i lavori di costruzione di quello che è considerato uno dei più celebri capolavori architettonici del Rinascimento…
Domenica 8 marzo, la seconda “lectio magistralis” del ciclo di incontri “Firenze e la scienza” presso il Cinema Odeon di Firenze (nella foto sotto, la locandina all’esterno della sala), dal titolo “La cupola impossibile: Brunelleschi e l’arte del costruire“, è stata interamente dedicata alla storia delle fasi di progettazione e di realizzazione, tra il 1420 e il 1436, del simbolo tra i più conosciuti della nostra città.

Relatore della lezione - introdotta dal giornalista Raffaele Palumbo – è stato il professor Francesco Gurrieri, ordinario di Restauro dei Monumenti dell’Università di Firenze ed esperto di fama internazionale in tematiche relative alla conservazione dei beni culturali ed ambientali.
Attraverso la proiezione di disegni, progetti e carteggi antichi, con linguaggio semplice e divulgativo Gurrieri ha condotto il numeroso pubblico alla scoperta dei segreti di quella che Leon Battista Alberti ebbe a definire all’epoca come una struttura così grande da ”gettare la sua ombra su tutti i popoli della Toscana”
La sua costruzione fu segnata da vibranti polemiche e conflitti vergati su ostili carteggi già all’indomani del concorso che decretò la sconfitta tra gli altri del progetto di un concorrente del calibro di Lorenzo Ghiberti - autore di altri capolavori  come la Porta del Paradiso del Battistero di San Giovanni. Il vincitore, Filippo Brunelleschi,  si dedicò alla costruzione della gigantesca cupola adottando intuizioni tecniche ed architettoniche ancora inaudite a quei tempi.
Grazie a 16 “pontate”, o ponteggi di lavoro ad altezza d’operaio - sollevate una per ciascun anno di lavoro – l’impianto fondamentale fu eretto e si resse sulla celebre ed innovativa tecnica, o apparecchiatura detta a spina di pesce, che garantiva straordinaria tenuta, solidità e stabilità, riuscendo inoltre ad evitare enormi e dispendiosi ponteggi da terra e relativo legname da dover disboscare intere foreste! E fu così che, con originali accorgimenti ed innovazioni tecnologiche,  i due straordinari gusci concentrici, l’uno dentro l’altro, che costituiscono il cuore del possente monumento presero forma e slancio e videro la luce… La Lanterna che chiosa la sommità della Cupola fu oggetto di altro bando di concorso vinto dallo stesso Brunelleschi, che però morì nel 1446 prima di vederne il suo definitivo completamento .
Da annotare come una vera e propria branca di studi – in cui si è cimentato nel secolo scorso anche l’architetto Pier Luigi Nervi, progettista tra l’altro dello stadio di Firenze – è stata dedicata ai cosiddetti scrèpoli, cioè alle fessure ed ai cedimenti che i malanni dei secoli hanno infilitto e continuano ad infliggere alla Cupola, in parte dipesi dai non armonici punti di appoggio sottostanti, in parte dalle scosse e traumi ambientali. Di tutto questo si cominciò finalmente a tener conto dal 1976, quando fu allontanato il traffico veicolare dal lato sud della cattedrale prospiciente la sede storica della Misericordia, proprio vicino a dove dall’800, dal Palazzo dei Canonici, la statua di Brunelleschi pare non stancarsi mai di osservare e studiare ancora la sua creatura.

Quell’anno segnò dunque il primo ed ancora inconsapevole passo verso l’attuale completa pedonalizzazione della piazza del Duomo,  forse una scelta decisiva per la salvaguardia di quella formidabile “Mission Impossibile” del Rinascimento che ancora svetta imponente sui tetti di Firenze.

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Viaggio nella “Firenze Romana”

Posted by Gianluca Giannini On marzo - 20 - 2010

Provate ad immaginarvi, con l’aiuto del primo disegno qui sopra, di essere una mattina di aprile del 59 avanti Cristo insieme ad un gruppo di esperti urbanisti Romani in un’ampia pianura non molto distante dal fiume Arno, mentre con speciali attrezzature di misurazione ricavano l’esatto centro attorno a cui nascerà e crescerà la nuova colonia chiamata Florentia, e dove un giorno sorgerà un Tempio dedicato a Giove Giunone e Minerva all’interno del Foro urbano…tutto questo a pochi passi dall’attuale Libreria Edison e di fronte al Caffè Paskowski in Piazza della Repubblica a Firenze (visibile nel fotomontaggio in alto, sullo sfondo l’Arco della piazza)
Questo eccezionale viaggio nel tempo alla scoperta delle origini della nostra città è possibile alla mostra “Romana Florentia”, grazie ad una galleria di foto e disegni realizzata ed organizzata dal Gruppo Archeologico Fiorentino-DLF con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e con il patrocinio del Comune di Firenze e del Quartiere 3, presso la Sala Paradiso di Villa Bandini (via di Ripoli 118)
I pannelli della mostra – che già da anni gira per Firenze – guidano il visitatore nell’esplorazione di una Firenze sconosciuta ai più, dove si scopre, ad esempio, che Palazzo Vecchio si erge sulle vestigia di un grande teatro (tuttora visibile per ampi tratti nei sotterranei) e davanti ad una piazza che cela da secoli i resti di antichissime Terme; che alcune strade irregolari e curvilinee nei pressi di Santa Croce (una di queste, non a caso chiamata  via Tòrta) ripercorrono ancora oggi in superficie l’originario perimetro di un grande Anfiteatro scenario di cruenti lotte gladiatorie e capace di ospitare quasi 30000 spettatori…
All’interno della mostra è possibile anche assistere alla proiezione, in anteprima, di un filmato che propone un breve ma emozionante viaggio “virtuale” nella Firenze Romana con accurate ricostruzioni tridimensionali che permettono di simulare una passeggiata tra templi, porticati e strade antiche, a cavallo tra scenari passati e presenti. Un documentario presto disponibile in libreria anche in DVD insieme ad un “Atlante archeologico” di Firenze edito da Polistampa.

 

L’auspicio di Mario Pagni, presidente del Gruppo Archeologico Fiorentino (il secondo da sinistra nella foto , insieme ad altri responsabili dell’associazione) è che iniziative come queste possano contribuire a sensibilizzare cittadini ed istituzioni ad una maggiore attenzione  verso l’immenso patrimonio culturale e archeologico della nostra città, un tesoro ancora per gran parte da scoprire e valorizzare adeguatamente e che potrebbe rappresentare una preziosa risorsa per il turismo della nostra città. (ingresso libero; dal 20 al 28 marzo, orario: tutti i giorni dalle 15 alle 18,30; sabato e domenica anche dalle 10 alle 12)  

 

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“…Lezz Dens!”

Posted by admin On febbraio - 27 - 2010

 

Così come esortava anni fa David Bowie in una sua celebre canzone, anche la kermesse fiorentina alla Fortezza Da Basso di Firenze, Danza in Fiera 2010 (25-28 febbraio) alla sua quinta edizione, è intrisa e percorsa dallo stesso elettrico imperativo: “…Balliamo!”
Tra le antiche mura medioevali stavolta si racchiude in larga scala tutto l’universo immaginabile della danza, dall’abbigliamento agli accessori di base e professionali fino agli insegnamenti offerti dalle decine di compagnie e scuole di ballo presenti negli stand, con casi originali ed inaspettati, animati ad esempio da docenti cowboy su note country o conturbanti insegnanti di pole dance, volteggianti attorno ad un palo. E qua e là, ai quattro angoli del piano attico del Padiglione centrale, occhieggiano delle vetrate da cui si può “spiare” lezioni-assaggio promozionali offerte a nutriti gruppi di curiosi ed apprendisti entusiasti. Età  e caratteristiche della popolazione media della Fiera? Sarà solo un’impressione, il giorno e l’orario (il venerdì pomeriggio), ma più o meno quelle della fauna TV di “Amici”…
Intanto fuori, in un altro grande padiglione brulicante e febbricitante, sul palcoscenico infuria una scatenata ed incalzante competizione a squadre… “Shall we dance?”

 John Locke

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“Noi” e Veltroni, a Campi Bisenzio

Posted by Gianluca Giannini On febbraio - 24 - 2010

Nel buio del teatro spicca la grande foto di un bambino che sbircia furtivo in una fessura di una staccionata. Alle sue spalle, Walter Veltroni racconta a Benedetto Ferrara, redattore fiorentino de “la Repubblica” e ad una platea gremita il suo ultimo libro, “Noi”,  le cui pagine si celano proprio sotto quella intrigante copertina.
Sparito dai riflettori dell’attualità politica dopo le dimissioni di un anno fa dalla segreteria del Partito Democratico, Veltroni si è concesso di nuovo alla ribalta discreta del  primo degli incontri “Un mercoledì da scrittori  il 22 febbraio scorso al Teatro Dante di Campi Bisenzio, offrendosi con generosità e passione alle domande del giornalista.
Walter racconta di sé e del suo libro, che come tutti quelli che ha finora scritto regala scorci di se stesso, della propria vita, dei propri ricordi. La storia “epica” della famiglia protagonista, i Noi appunto, che ha scritto “come un fiume in piena” e che si snoda tra il 1943 e il 2025 – saltando volutamente l’oggi per non farsi inghiottire da facili e scontate polemiche e accuse di egocentrismo – già in quel nome esalta il valore della solidarietà, della comunità contro l’egoismo dell’”io” che oggi sembra sempre più predominare. E l’importanza di un altro valore al centro del romanzo e a rischio di estinzione, quello della memoria; esercitato dallo stesso Veltroni col pubblico del teatro ora in forma di gioco “amarcord” (rievocando oggetti culto del passato, l’Aranciata Roveta, il Carrarmato Perugina, la Coppa gelato Olimpia, il Cubo di Rubik) ora cimentandosi nel ricordo di fatti storici orribili perchè possano non ripetersi mai più (come le atrocità degli esperimenti di Mengele sui bambini nel campo di sterminio nazista di Birkenau) o all’opposto esaltanti di un’intera epoca, come lo sbarco dell’uomo sulla luna nel luglio 1969, evento purtroppo seguito, solo pochi mesi dopo, dalla fine di quel sogno e l’inizio di un lungo incubo segnato dalla bomba di Piazza Fontana.
Come si immagina, il Veltroni “politico”, che si possa arrivare a quel fatidico anno 2025 del libro?
Investendo passione, energia ed entusiasmo, anche nella politica che possa essere di nuovo un mezzo e non solo un fine, una vocazione e non solo un mestiere, sostenuti dal coraggio delle proprie idee – anche se scomode e controcorrente – e anche dalla pazienza di costruire un faticoso ma importante progetto di società; e infine sapendo ascoltare e parlare alle persone.

Gianluca Giannini

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“WCHAIRS”

Posted by Gianluca Giannini On febbraio - 20 - 2010

Ebbene, in un primo momento si può non credere ai propri occhi: se imbuchiamo per caso – come è capitato a chi scrive –  la nuova Galleria dei Medici a Firenze, che da via de’ Ginori sbuca in via Cavour (e viceversa) si può scoprire una bizzarra ed imprevedibile mostra (prorogata fino al 21 febbraio) curata da Simona Chiessi  dal titolo “FUORILUOGO-WCHAIRS”, dove nel termine inglese già si nasconde – e non più di tanto – l’oggetto centrale e “proibito” dell’esibizione: il WC, sì proprio lui! rivisitato a più mani e in chiave artistica per tutti i gusti… Dalla versione da ufficio per stakanov della scrivania passando da quella romantica per amanti della natura fino alle carnose labbra in vecchio stile “Rolling Stones” e tante altre divertenti e geniali interpretazioni di uno degli spazi più intimi della nostra vita, e ogni tanto ricercati con ansia ed affanno, specie nella nostra città che ne è da sempre avara!
(http://www.dgmag.it/arte/fuoriluogo-wchairs-water-in-mostra-a-firenze-26689)

Gianluca Giannini

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Oblate, una disputa divina

Posted by Gianluca Giannini On febbraio - 17 - 2010

 

Una cosa è certa: almeno “i dintorni” del tavolo dei due illustri relatori e autori del libro di cui si parlava oggi alla Biblioteca delle Oblate, “Disputa su Dio e dintorni” (Mondadori, 269 pp., €18), erano davvero gremiti all’inverosimile. Come del resto capita spesso agli appuntamenti di “Leggere per non dimenticare”.
Una folla ordinata, attenta e preparata non ha perso una delle parole di Corrado Augias (nella foto) e Vito Mancuso, che si sono fronteggiati con eleganza e fermezza per un’ora e mezzo, sulla falsariga del dialogo che anima anche le pagine del loro libro, riguardo all’argomento assoluto, universale e ineffabile per definizione…
Nonostante il disagio di una temperatura più tipica di una sauna finlandese, il piacere di ascoltare i due raffinati ospiti ha tenuto tutti incollati fino all’ultimo, fino alla consueta ed entusiasta fila di lettori armati di copie a caccia di autografi e dediche personalizzate a ricordo della “divin” serata.
Gianluca Giannini

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Incontro con i Rom Draculas

Posted by Celine Pestelli On febbraio - 11 - 2010

Lo scorso novembre il T@zebao ha incontrato i Rom Draculas, un trio di musicisti rumeni che da qualche anno suonano anche in molte piazze d’Italia. Questa volta li abbiamo ascoltati a Firenze, in piazza della Repubblica.
Servizio di Celine Pestelli - Riprese e Montaggio di Linda Betti


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