Archive for luglio, 2011

Quinto, un nuovo Parco

Posted by Gianluca Giannini On luglio - 12 - 2011

di Gianluca Giannini

No, non è uno dei cinque desideri che ogni cittadino vorrebbe esprimere per la propria città… anche se da sabato scorso, 9 luglio, è diventato una realtà a Quinto, frazione del Comune di Sesto Fiorentino. Con la particolarità di svilupparsi per ben 26000 metri quadri al di sopra della galleria dell’Alta Velocità, di cui rappresenta un’opera di “mitigazione ambientale” che ripaga la cittadinanza dei disagi sopportati negli anni dei cantieri. E che sono costati, sulla tratto appenninico e sestese, la vita a 4 operai ricordati giustamente all’inizio della cerimonia di inaugurazione con un minuto di silenzio da parte del sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi e dell’assessore regionale alle infrastrutture Luca Ceccobao. 
Una nuova grande area di verde pubblico, dunque, dotata di piste ciclabili, un anfiteatro con gradinate, giochi per i più piccoli e un chiosco. Insomma, seppure con molta pazienza, in questo caso alla fine si può dire che non tutta l’Alta Velocità vien per nuocere

Nel cinquino con la Banda

Posted by Linda Betti On luglio - 9 - 2011

Il T@zebao e La Repubblica Firenze presentano un video realizzato da Benedetto Ferrara, che intervista la Bandabardò. Una dialogo frizzante ed estemporaneo fra il giornalista e la Live Band fiorentina, all’indomani dell’uscita del loro nuovo album “Scaccianuvole“.

“Graffi di cioccolata”

Posted by Gianluca Giannini On luglio - 8 - 2011

di Gianluca Giannini*

Una mano bianca dalle dita lisce e rotondette è sospesa, incerta, sopra un vassoietto di cartone stipato di cioccolatini. Quale scegliere? la conchiglia bianca che sembra approdata dai mari del sud, o la rosa in boccio scolpita nel cacao o la stella scurissima dalle punte gonfie di crema, oppure il bauletto bronzeo su cui spicca un chicco di caffè? Infine la mano plana lentamente sul vassoietto come fosse una colomba e afferra delicatamente nel becco delle due dita strette ad artiglio, la stella corvina. Se la porta lentamente sulla lingua che è tutta tesa e sporgente come quella di una bimba pronta a ricevere l’ostia. La bocca si richiude beata, schiacciando la pasta profumata contro il palato. In quel momento si sente una voce che chiama: “Serena! sei ancora qui? Lo sposo ti aspetta davanti alla chiesa, tuo padre è giù che ti attende con la portiera della macchina aperta.” Serena ascolta le parole che sembrano provenire dalla sua bocca piena di cioccolata: “Vengo subito, arrivo”! Ma non è la sua voce, si dice, c’è qualcosa in essa che non le appartiene. Le dita, furtive, si abbassano ancora una volta su quei cioccolatini che splendono di una luce scura e promettente.
Afferrano la conchiglia di cioccolato bianco e la posano con calma sulla lingua.  Poi è la volta del bauletto scuro sormontato dal chicco bruno che scivola fra i denti e si squaglia liberando un delizioso aroma di caffè tostato. “Serena”! gridano da fuori. “Vengo”!
Le dita sporche di cioccolata si strofinano sull’ampia gonna di organza bianca lasciandovi due tracce scure. La giovane sposa fa un passo verso la porta. Ma poi si ferma, torna indietro e con dita tranquille continua a pescare nel vassoietto, tirando su ora una foglia di quercia color oro bruciato, ora una spiga di grano dal profumo squisito, ora un pesciolino dal colore tenebroso di una notte senza luna.
Come in un incantesimo, quei memorabili cioccolatini erano riusciti ancora una volta a rievocarle, a poco meno di un‘ora dal matrimonio, i momenti d’oro con Simone. Entrambi studenti, si erano conosciuti l’anno prima all’università, nella nuova biblioteca con un magnifico affaccio sulla Cupola della cattedrale. Un giorno, sul suo libro di letteratura italiana lasciato sul tavolo Serena trovò un piccolo cioccolatino fondente e un biglietto: “La vita è come una scatola di cioccolatini…”. Girò il foglio: “… non sai mai quello che ti capita! S”.
Lei sollevò lo sguardo smarrito che si incrociò con quello malizioso ma ironico - alla Humphrey Bogart de noantri - di un ragazzo moro, stempiato e un filo di barba, seduto dall’altra parte del tavolo, che teneva ben aperto e in bella vista davanti a sé un voluminoso dizionario di cinema, capovolto. 
Il loro primo appuntamento fu poche ore dopo in una piccola pasticceria a due passi dalla biblioteca. Fu lì che scoprirono di piacersi, e molto: quando si baciarono la bocca di Serena sapeva di caffè; quella di Simone, di cioccolata.
Il treno dei ricordi di Serena, ormai lanciato ed inarrestabile sui binari del passato, entra presto nella sua stazione preferita: la notte in cui Simone le disse per la prima volta le due paroline magiche, “ti amo“. 
Successe nel letto di una camera d’albergo da cui si poteva scorgere uno spicchio illuminato dei Lungarni. Sdraiati su un fianco l’una di fronte all’altro, uniche vesti le lenzuola, e in mezzo a loro un ospite d’onore: proprio una scatola di quei cioccolatini. A turno le loro mani svolazzanti afferravano una delizia alla volta e se la gustavano con lentezza e voluttà.
Mentre la mano di Serena planava su una nuova preda, lui commentò: “Perché proprio quello? Prendi anzi questo, non vedi com’è più bello, invitante?!”. Simone pescò sicuro e mostrò il prescelto.
“Ma…veramente io non vedo…”, rispose lei interdetta.
“Guardalo bene! Non è irresistibile?! Non ho mai visto prima una… una stella… così strana, così scura eppure così ghiotta! Basta vedere le sue… punte! Sembrano fatte di…”, ne addentò un piccolo morso, “…sono piene di crema! Fffiuuu… e che crema!”.
“Ma cosa ti prende… ?”, disse lei. “Certo, chi l’avrebbe detto?”, continuò Simone, “che un giorno sarei riuscito a mordicchiare una stella?! In fondo però, è quello che certe notti faccio con te tra le lenzuola…”.  Ammiccò ed esibì tra pollice ed indice, di fronte agli occhi color nocciola di Serena incorniciati da un caschetto di capelli scuri, quella che secondo lui era una straordinaria leccornia. Per poi farsela sparire in bocca. “Nooo! Non ci posso credere!”, esclamò con voce impastata mentre rigirava tra le dita un altro cioccolatino. “Una… una conchiglia!
“Ah, sì? Una conchiglia, dici? E sentiamo… di che… di che colore, sarebbe?” chiese Serena incuriosita.
“Non la vedi? Questa è… è fatta di cioccolata bianca. Proviene senz’altro da… qualche sconfinata spiaggia da sogno… Maldive, Honolulu… ha lo stesso colore dorato della sabbia”. Quando Serena fu sul punto di dire qualcosa, Simone si portò il cioccolatino all’orecchio e le avvicinò una mano alla bocca: “Sssstt ! Si sente pure… la risacca dell’Oceano! E anche… i tuoi gridolini di gioia mentre ci fai il bagno con me… nel nostro futuro viaggio di nozze!”
Guardandole le labbra, Simone sollevò in alto il cioccolatino e dischiuse di poco la sua bocca, inducendo Serena a sporgere la lingua per accogliervi quella conchiglia così prodigiosa.
Mentre la assaporava lei scosse la testa ed accennò un sorriso. I cioccolatini di quel vassoio erano davvero squisiti, ma tutti, proprio tutti uguali: piccoli, semplici lingotti fondenti.
“Be’, mi sa tanto che quel bagno te lo dovrai fare da solo…” disse Serena provando ad assecondare il gioco di Simone.
“Da solo? Senza di te, io laggiù sarei… come questo! Solo un… triste pesciolino… dal cuore di tenebra… invisibile nelle notti di luna nuova!”. E un altro cioccolatino andò a sciogliersi nel palato di Simone.
“Ma allora tu… tu non sei un critico cinematografico… sei un grande, eccelso Poeta!” replicò Serena con gli occhi sgranati e coprendosi le guance con le mani.
“Ti ringrazio, Regina del Mio Cuore. Permettimi di regalarti questo… anzi no, questo… una giovane rosa… scolpita petalo per petalo nel più raffinato cacao!”
“Mio suddito prediletto, a Sua… anzi, a Mia Maestà non si addicono fiori… bensì gioielli inestimabili. Quando li avrai, riponili pure qui, dentro questo piccolo… scrigno di bronzo… con la serratura a forma di… chicco di caffè. Se ci riesci…” In bocca, le parve di sentire davvero l’aroma del caffè spandersi sulla lingua. “Piuttosto… quest’altro, che cosa ti ricorda?”, chiese Serena, “Dovrebbe bastarti il suo profumo, in-di-men-ti-ca-bi-le!”
“…allora devo avere avuto il raffreddore!”, rispose Simone leccando una traccia di rosa rimasta sul suo pollice.
“No caro! Allora eri in perfetta forma! Questa è una delle migliaia di spighe di grano che ci hanno accolto la prima volta che abbiamo fatto l’amore, là, in quel campo buio dietro a quel ristorante in campagna!”. E la spiga sparì tra le labbra di Serena.
“Che memoria, Mia Regina! …e questa invece? Fa forse parte del medesimo campo questa foglia di… questa foglia di quercia, di color… di color… oro bruciato?!”
“Non saprei, dammela un po’…”. Serena la prese ed aggrottò le sopracciglia. “Guardandola meglio da vicino… c’è una frase di glassa… dice: ‘Il cioccolato… come l’amore… può provocare traveggole’”.
Simone puntò l’indice verso Serena e balbettò: “…p-poeta, a-anche tu?!”
“Bastardo!”, ruggì Serena lanciandogli contro il cioccolatino.
I due scoppiarono a ridere; poi si abbracciarono. Le loro bocche si scambiarono frenetiche gli stessi sapori, mentre le mani esplorarono avidamente ogni angolo dei loro corpi, disegnando sulla pelle sottili e nervosi graffi di cioccolata. Poi le labbra di Simone, procedendo a piccoli baci, si mossero lentamente fino ad un orecchio di Serena, dove sussurrarono le due paroline magiche…
“Muoviti, fifona!”
E’ invece la voce di Veronica, cugina di Serena e sua testimone, che squilla come una sveglia al di là della porta del bagno in cui la sposa si era rinchiusa da più di mezz’ora. Giusto il tempo di riavviarsi i capelli davanti al grande specchio sul lavandino e di nascondere il vassoietto dei cioccolatini dentro il cesto della biancheria sporca; poi un secco giro di chiave e apre la porta. “Un altro po’ e me la faccio addosso, lo sai?“ dice Veronica sgattaiolando dentro,“e se non ti sbrighi a scendere, vado e me lo sposo io, il tuo uomo!”.
Una corsa in auto e infine, sulle note della marcia nuziale, Serena avanza lentamente a braccetto del padre nella chiesa gremita, con il bouquet di fiori tenuto sopra la macchia di cioccolato del vestito. Il suo sguardo sembra concentrato verso l’altare, dove l’attende lo sposo. Tra i volti di parenti e amici riesce però a riconoscere l’unica persona che non la guarda passare. Un ragazzo moro, stempiato ma stavolta accuratamente sbarbato, intento a strofinarsi la cravatta per cercare di cancellare una traccia scura.

(*Racconto presentato nel 2003 al concorso letterario ”Cioccolato…passione“, allora proposto dal marchio dolciario Novi, e ispirato dall’incipit – in corsivo nel testo – offerto per quell’occasione dalla scrittrice Dacia Maraini)

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