Archive for giugno, 2011

“Oasi” in piazza Signoria: acqua per tutti!

Posted by Gianluca Giannini On giugno - 23 - 2011

di Gianluca Giannini

Cosa c’è di meglio di un bel bicchier d’acqua fresca? Naturale o frizzante, e gratis per tutti? Dopo il recente esito referendario sull’acqua riconosciuto dalla maggioranza degli elettori come bene “pubblico” e nel pieno della prima vera e calda giornata estiva del 2011, il Tazebao ha fatto visita ad una piccola, preziosa oasi di ristoro e refrigerio (l’ottava  ad oggi in città) nel cuore del centro storico della nostra città, proprio alle spalle (non a caso!?) della fontana del Nettuno, il famoso Biancone in piazza Signoria. E’ il nuovo fontanello pubblico inaugurato da Publiacqua da cui ci si può servire facilmente, e senza alcuna spesa, di acqua naturale o gassata: basta premere il pulsante dell’erogatore ed essere dotati di bottiglietta o ancora meglio dei bicchieri di carta decorati, con dedica speciale (“Per chi ha sete di bellezza”) disponibili alla biglietteria interna al Palazzo. Oltre ad incentivare l’uso dell’acqua dei nostri rubinetti e promuoverne un consumo consapevole e più ecologico, ci è parso senz’altro una risposta concreta, in termini di utilità e accoglienza, ai salassi di spesa in cui spesso si incorre, tutti noi cittadini e turisti, acquistando quasi ” a peso d’oro” una bottiglietta d’acqua o una bibita ad un bar o ristorante della città, ed una doverosa e dovuta replica, come ha sostenuto il sindaco Matteo Renzi su Facebook, anche ai “due gelati a 27 euro venduti a una coppia di tedeschi qualche settimana fa a Firenze”…!

Alberta Bigagli, premio Filo d’Argento 2011

Posted by Gianluca Giannini On giugno - 10 - 2011

di Manuela Buzzigoli

Grande partecipazione, lo scorso martedì 7 giugno, alla cerimonia di premiazione della XV° edizione del Premio Filo d’Argento 2011, che si è svolta a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Alla manifestazione, che è stata ripresa interamente da Toscana TV e presentata dal  giornalista Fabrizio Borghini, erano presenti il Presidente del Consiglio Comunale Eugenio Giani e i Presidenti delle associazioni AUSER organizzatrici del premio, Giovanni Forconi (sede Toscana) e Antonio Modi (sede di Firenze).

Tra i premiati provenienti dal mondo culturale nei suoi aspetti vari, c’era accanto a nomi come Giovanni Sartori e Don Giacomo Stinghi, la poetessa Alberta Bigagli, nata a Sesto Fiorentino e vissuta a Firenze.
Scrittrice, critica e ricercatrice, Alberta Bigagli collabora con diverse riviste ed è presente in numerose pubblicazioni e cataloghi di pittura. Si è laureata in Psicopedagogia ed ha operato come volontaria presso l’Ospedale Psichiatrico di S. Salvi, dando vita ad una ricerca di Linguaggio espressivo che è stata condotta presso molteplici sedi, sia pubbliche che private, tra le quali il Laboratorio Falteri “Stampe ed Arte” (attualmente in corso) e il Centro Internazionale “Giorgio La Pira”.
Molte sono le sue opere in versi e in prosa, i periodici, le pubblicazioni su rivista e per saperne di più, per esempio sulla rivista “Voce Viva” e sull’Associazione ABBI’ di cui lei è presidente, si può visitare anche il sito internet ufficiale, nato da poco.

Durante la premiazione, Alberta ci ha regalato, con la sua solita voce chiara e incisiva, la lettura di un brano di una sua poesia:

I millenni non hanno cancellato

il riparo del portico in caso di pioggia

né l’aula grande del raduno dove

fece comparsa la malinconia di un crocefisso

messo nel centro e sollevato in alto.

Ma io lo so che devo morire.

Solo mi si consumano i tempi

perché vado inseguendo con difficoltà

il senso esplicito di una parola

cangiante da eternità a infinito e viceversa.

(dalla copertina del libro “Amore fu. Poesia d’una vita”, Passigli Editore 2009)

“Vamos… a votar!”

Posted by Gianluca Giannini On giugno - 8 - 2011

“La maggioranza ha sempre ragione, ma la ragione ha raramente la maggioranza alle elezioni”. (Jean Mistler)

“Se volessimo capire in cosa consiste davvero la razza umana, dovremmo solo osservarla in tempo di elezioni” (Mark Twain)

“Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia.” (Otto von Bismarck)

“Un politico pensa alle prossime elezioni; un uomo di stato alla prossima generazione” (John Clarke)

“I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.” (Woody Allen)

“La politica è l’arte di cercare un problema, trovarlo, interpretarlo
male e poi applicare erroneamente il rimedio sbagliato” (Groucho Marx)

“Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perché… Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perché no.”  (Bob Kennedy)

Un Caffè che non c’è più

Posted by Gianluca Giannini On giugno - 5 - 2011

di Massimo Pettinelli
Nei primi anni che vivevo a Prato, nelle mattine libere dal lavoro, passavo dal Caffé Giulebbe situato nel centro cittadino nella parte del viale Piave entro le mura di via Pomeria.
In altri giorni per me sarebbe stato fuori mano.
Le alte e chiare mura del Castello dell’Imperatore facevano da cornice e seppur distanti lo rendevano fortemente presente per eleganza e perseverante forza antica. L’immagine del Castello era riflessa sui vetri del locale e dall’interno si scorgeva diretta, oltre l’ampia vetrata davanti ai tavolini, in un fermo immagine che pareva una cartolina rappresentante le bellezze d’Italia.
Adesso quel Caffé non esiste più. Ha fatto posto ad un’altra attività; più commerciale.
La bontà della colazione e il posto per sedere ordinato e occupabile mi facevano star bene, quasi che per la tranquillità di una persona bastassero queste semplici cose.
Per l’oretta da passarci sceglievo a casa un libro o una rivista da portare per leggere lì dentro; più che altro un leggicchiare per farmi compagnia prendere tempo e ascoltare; osservare intorno ogni tanto, avendo come la certezza che da quella porta vicino a me, ogni giorno passasse la città intera.
Dai dialoghi delle persone che entravano, uscivano e dagli avventori al banco, captavo parole, gesti e sguardi, e dal loro spaccato di vita scaturivano frasi e idee da annotare per poi rielaborarle di sera nel silenzio di casa; ecco allora, cercare qualche foglietto che di solito tenevo in tasca o in mancanza, accontentarmi di un altro tovagliolo prelevato al banco e portato al tavolino dove stava la mia colazione, certo di non essere visto quando ci avrei scritto sopra; guardingo e teso come scolaro che copia.
Le frasi appuntate finivano sempre entro poche righe ma non potevo permettermi di perderle, sarebbe stato come dimenticare per sempre o per molto tempo ancora qualcosa di intimo. Un tassello irrinunciabile come un’importante cosa compiuta.
In quelle mattine capitava di vedere il mio medico curante fermarsi a fare colazione. Ci stava poco ed era sempre in compagnia di qualcuno, forse un amico o un paziente incontrato per caso; chissà. Bastava un cenno, un sorriso fra noi o un saluto frettoloso per darci il buongiorno e avere chiaro che per entrambi tutto continuava come sempre.
Quel catalogo di volti quotidiani abitavano l’originalità del luogo mentre le voci incorniciavano il sonoro del lavoro dei baristi indaffarati con le tazzine che cozzavano e le giravolte dei loro corpi nel servire i clienti assiepati al bancone di metallo scuro, con l’aria a pressione sbuffante della macchina da caffè italiana, lucida e fiera nella sua efficiente gradevolissima funzione ad accompagnare quella cerimonia di mani che ruotano leggermente come a disegnare un cerchio ideale che riflette le nostre speranze mischiando fino a confonderli il dolce con l’amaro; di braccia e gomiti che si alzano quanto basta a portare ancora una volta la bevanda calda alla bocca per ripartire da lì a rifondare la propria giornata.
Una giostra di lavoro e di vita dava corpo al giorno iniziato, conferendogli il sapore come di una svolta intessuta di relazioni e riflessioni.
Incontri anche fugaci ma ai quali non possiamo rinunciare; come non rinunciamo all’aria che va respirata, all’assecondare un’ansia leggera che s’impone a poco a poco o a certi momenti in cui un’emozione fa groppo in gola guidandoci a fare ciò che può apparire superfluo ma che così non lo è.
Un Caffé che chiude è un vuoto. Un abbandono come un narrato che s’interrompe per sempre.

Stazione FS di Signa, è arrivato l’ascensore!

Posted by Gianluca Giannini On giugno - 1 - 2011

di Gianluca Giannini
Alla fine, Marco ce l’ha fatta.
A partire da una semplice ma appassionata email di protesta inviata nel marzo 2009 all’allora Presidente della Provincia e oggi Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, è riuscito a realizzare il suo piccolo, grande sogno: andare a lavoro in centro, a Firenze, in autonomia e prendere il treno alla Stazione di Signa senza doversi affidare solo al buon cuore di qualcuno per superare “un’infinita rampa di scale” non servita da ascensori o montascale, che per lui, giovane disabile, rappresentava ogni giorno una montagna dura da scalare.
Eppure non si è mai voluto arrendere e grazie a grinta e determinazione, sua e di chi gli è stato da sempre accanto, è arrivato al traguardo della giornata di domenica 28 maggio 2011, quando alle ore 10 è stata inaugurato  – in presenza dei rappresentanti di Regione, Provincia, di Ferrovie dello Stato e delle telecamere del Tg3 toscano che l’ha intervistato! – in quella stazione che lui definiva prima “preistorica” il nuovo ascensore per l’accesso ai treni che rappresenta un passo avanti verso l’abbattimento di un’altra odiosa barriera architettonica delle tante ancora esistenti nelle nostre città.
Il Tazebao ha chiesto a Marco di raccontarci com’è andata…

Allora Marco, missione compiuta! Sei soddisfatto?
“Certo! E’stato un percorso lungo e difficile durato molti mesi ma alla fine ce l’abbiamo fatta e sono molto contento”.
Ci sono stati momenti difficili?
“Sì, tanti. Soprattutto quando i lavori stavano fermi o andavano avanti a singhiozzo, oppure quando l’ascensore era già pronto ma non poteva essere attivato per tanti ‘cavilli burocratici’!
E il momento più bello? Quello dell’inaugurazione?
“Sicuramente, ma non solo. Ora prendere il treno ogni mattina vuol dire molti meno pensieri, e anche se qualche problema rimane ancora sui marciapiedi della stazione, è davvero tutta un’altra cosa!”
Hai in mente nuovi obiettivi da raggiungere?
“Sì, mi piacerebbe un giorno rendere più accessibile anche tutta l’area di piazza Duomo e dintorni, insomma il cuore del centro storico di Firenze dove ogni giorno vado a lavorare… Anche se ci tengo a dire che per questo primo bel traguardo raggiunto alla stazione devo dire grazie a tanti: la Provincia e il Comune di Firenze, la Regione Toscana, RFI, l’Onorevole Ermete Realacci per ricordarne uno per tutti, alla mia famiglia e a tutti quelli che conosco e mi hanno sostenuto e appoggiato in questa bella battaglia che ho voluto combattere per me ma anche per tutta la comunità e per coloro che vivono la mia stessa condizione”.

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