“…Avete un immenso mondo nuovo davanti, totalmente aperto davanti a voi, che terrorizza solo chi lo guarda con occhi vecchi, al riparo dei suoi privilegi. Voi avete la possibilità di cambiare le regole. E, ricordate, avete anche lo strumento infallibile per giudicare se le vostre idee sono davvero nuove, o solo una riedizione di quelle vecchie. Se la capiscono i vostri padri e le vostre madri, non è un´idea nuova.” (Edoardo Nesi)
Sotto la dinamica regia multimediale dei due promotori ”ribelli” democratici – in quelle ore mi è tornata d’istinto alla mente la mitica coppia western del film ”Butch Cassidy and the Sundance Kid” (complice forse la capigliatura alla Robert Redford del Civati?) - con l’evento “Prossima fermata, Italia“, si è celebrato a Firenze un autentico ed inedito brainstorming di nuove idee e progetti ma soprattutto di stili, linguaggi e parole della politica, le autentiche (giustificate!) vittime della tanto discussa, esaltata o vituperata “rottamazione” annunciata da settimane da tutti i media.
In tutto quello straordinario e vitale carosello di facce, emozioni ed idee nuove sprigionatosi alla Stazione Leopolda, mi sono ricordato delle parole di un discorso di John Kennedy della fine degli anni ‘50 rivolto agli studenti universitari americani che avevo letto in una raccolta di suoi pensieri, e che da più di 15 anni, cioè da quando le ho scoperte, definiscono per me l’impegno per una buona politica. E quelle parole le avrei volentieri incastonate nel tassativo countdown di 5 minuti di “diritto di parola” regolamentari e condivise con tutte le altre che ho ascoltato: scegliendone una, proprio l’ultima, come quella “chiave” da far volteggiare sugli schermi e incidere nel nuovo vocabolario del futuro:
“Io vorrei quindi invitarvi tutti, qualunque professione sceglierete, ad entrare ad un certo punto della vostra carriera nella politica. Non occorre certo che diventiate politici famosi, che cerchiate di mutar radicalmente il nostro governo, o di ottenere il plauso delle folle. Non è nemmeno indispensabile che abbiate successo. Vorrei soltanto che offriste all’arena politica, ai problemi critici della nostra società che si dibattono in quell’arena, i vantaggi che conseguono dal talento da voi acquisito anche grazie al contributo della società.
Vi chiedo di decidere… se volete essere incudine o martello. Molti di voi hanno già percorso la fase dell’incudine, anche se – e io ve lo auguro – continuerete ad apprendere altre nozioni negli anni venturi. Ma ora si tratta di vedere se ciascuno di voi diventerà “martello” – se saprà dare al mondo in cui è cresciuto e si è istruito i benefici di questa istruzione.
Se voi sarete fra coloro che governeranno la nostra terra (…) se volete intraprendere questa trascurata e ingiuriata professione del politico, allora consentitemi di dire che noi abbiamo estremo bisogno dei frutti della vostra istruzione. Non ci servono studiosi di problemi politici, con una preparazione molto specializzata che però siano fuori dalla partecipazione ai fatti vivi di ogni giorno. Ci servono invece uomini [e donne] che sappiano correre sui vasti campi del sapere e riconoscere il rapporto fra i due mondi, della politica e della cultura.
Da voi non vogliamo né il sarcasmo del cinico né la disperazione del debole. A voi chiediamo chiarezza, intelligenza, illuminazione”.
Illuminazione, appunto.