E’ di pochi giorni fa la notizia secondo cui alcuni ricercatori dell’Università di Firenze sono riusciti a mettere a punto un radar olografico a microonde in grado di intercettare le mine antiuomo nascoste nel suolo: questa è stata l’unica apparecchiatura selezionata tra gli strumenti innovativi ad alta utilità sociale che verranno presentati a Londra (in Italia credo sia difficile tenendo conto degli ampi finanziamenti alla cultura e alle scienza ) nell’ambito della Summer Science Exhibition 2010.
Il team fiorentino, che si occupa da oltre 10 anni di tecnologie elettroniche applicate allo sminamento umanitario, e’ composto da Lorenzo Capineri e Pierluigi Falorni, del Laboratorio ultrasuoni e controlli con distruttivi del Dipartimento di Elettronica e telecomunicazioni. Assieme ai colleghi di Culham Centre for Fusion Energy (Gran Bretagna, Bauman Moscow State Technical University (Russia), Walnut Ltd., SakaechoTachikawa (Giappone), Franklin and Marshall College (USA) i due ricercatori hanno realizzato uno strumento in grado di ottenere le immagini ad alta risoluzione di oggetti posti fino a circa 15 centimetri sotto la superficie, rilevandone dimensioni e forma.
Le aree dove si registra ancora un massiccio utilizzo delle mine antiuomo sono la Somalia, la Birmania e il Pakistan

Tuttavia la buona notizia che un gruppo di giovani ricercatori di dell’Università di Firenze siano riusciti a mettere a punto uno strumento radar tanto utile, contrasta inevitabilmente con il comportamento in altri parti d’Italia nell’ambito dell’industria bellica. Il nostro Paese è infatti il secondo produttore al mondo di armi e, benché abbia interrotto la produzione di mine antiuomo (nel ‘92 era il terzo produttore al mondo di mine: produzione abbandonata attraverso l’adesione al trattato di Ottawa del 1997), ha smesso da anni di investire nelle operazioni di bonifica e sminamento ma, soprattutto, ha continuato nella produzione dei componenti che servono ad assemblare le mine. “Le schede che permettono il funzionamento delle mine – ha spiegato recentemente Marcello Storgato, padre saveriano di Brescia, promotore della campagna sulle mine antiuomo – vengono prodotte ufficialmente per altri usi in provincia di Brescia, ma sappiamo che poi finiscono all’estero, dove rientrano nella fabbricazione dei micidiali ordigni”.
Importante anche la denuncia del Gruppo Everyone (organizzazione per la cooperazione e la salvaguardia dei diritti umani), che ha inviato una lettera al presidente dell’Onu Ba Ki-moon: “E’ fondamentale che la civiltà si liberi dall’orrore delle mine anti-uomo, ma per ottenere un risultato accettabile in questo campo è necessario vigilare sui comportamenti irresponsabili degli Stati che perseguono politiche industriali mortifere, dedicando enormi risorse al mercato bellico.
Altrettanto fondamentale è il controllo degli investimenti nei settori delle mine anti-uomo e delle bombe a grappolo effettuati dai gruppi bancari e finanziari internazionali. Tramite tali gruppi, infatti, non è difficile raccogliere fondi nei Paesi aderenti al trattato di Otawa per utilizzarli poi nelle più atroci produzioni belliche”.
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha dichiarato recentemente che “le mine antiuomo sono armi dall’utilizzo indiscriminato che causano gravi mutilazioni, uccidono e ostacolano la ricostruzione nelle aree devastate dai conflitti. Ecco perché è necessario raddoppiare gli sforzi per evitare la perdita di vite umane e restituire ai nostri figli un pianeta libero dal pericolo letale degli ordigni inesplosi”.
Fonte:
http://www.everyonegroup.com/
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