Vacanze “fiorentine”, oggi… e d’altri tempi!

Posted by Gianluca Giannini On giugno - 30 - 2010

 

Estate, finalmente! E dunque tempo di vacanze…ma per chi resta in città?
Oggi una delle principali e più originali alternative per chi resta a Firenze è lo spazio balnear-culturale “Easy Living“ o spiaggia d’Arno attrezzata nei pressi di Piazza Poggi, quasi all’ombra della Torre di San Niccolò, con sdraio, lettini e ombrelloni gratuiti, punti di refrigerio e ristoro, spettacoli, spazi ed attività per bambini, collegamento wi-fi, etc.

Ma nel passato, quando i concetti di viaggio e vacanza erano pressoché sconosciuti, come trascorrevano i fiorentini i mesi di calura estiva?
Lungo le antiche mura fiorentine, sulla riva destra del fiume all’altezza della Pescaia di Santa Rosa (Lungarno Vespucci, attuale zona consolato USA/Villa Favard per intendersi) si apriva la cosiddetta Porticciola d’Ognissanti (detta anche Vagaloggia) tra i più frequentati e popolari luoghi di passeggio, di pubblico svago e di bagni pubblici.
L’ingresso era gratuito, a pagamento l’affitto dell’asciugamano e la custodia degli abiti, mentre una cancellata divideva i settori degli uomini e delle donne…

Anche presso l’antico Ponte alle Grazie, quando questo era ancora punteggiato da casupole adibite ad abitazioni o botteghe poi abbattute nell’Ottocento, sul versante più vicino all’Oltrarno, si trovava un bagno pubblico che permetteva attraverso una scala di legno di calarsi sulla riva del fiume a buon prezzo. Il luogo era tuttavia noto per la sua eclatante e già allora scandalosa ma pur tollerata promiscuità tra bagnanti…

Ai primi del ‘900 allo “stabilimento balneare” della Rari Nantes Florentia situata ancora oggi in Lungarno Ferrucci era possibile fare i bagni ed usufruire di servizi come cabine, docce e salvagenti e svolgere attività agonistiche e ludiche nell’acqua e dove i soci, in classica tenuta da bagno, erano soliti esibirsi in tuffi…

In  tempi più recenti, cioe gli anni ’30, si potevano anche fare delle originali crociere sull’Arno – sullo stile dei moderni bateaux-mouches parigini sulla Senna – a bordo dell’imbarcazione Fiorenza, con musica, balli e voglia di mettersi in mostra da parte soprattutto della “Firenze bene” che poteva permettersi l’esborso del biglietto!

Ma uno dei detti più curiosi e in voga tra il XIV e il XV secolo, per tutti i fiorentini che desideravano trovare sollievo dalla canicola estiva era quello di “andare a’ marmi”… e non intendevano ovviamente andare in Versilia e a Forte dei Marmi bensì, senza uscire dalle mura fiorentina, recarsi nei secolari cantieri della costruenda Cattedrale di Santa Maria del Fiore e accomodarsi a frescheggiare seduti sopra le lastre di marmo accatastate nella piazza, per trascorrere piacevoli serate ad incontrarsi, conversare e trovare appunto refrigerio alle lunghe e torride giornate estive.

Nello stesso scenario era quasi sempre possibile scorgere anche Dante Alighieri, un appassionato contemplatore dei lavori di costruzione del Duomo: ed è proprio da un mitico aneddoto che riguardava lui e la sua eccezionale memoria che nacque la leggenda del Sasso su cui era solito sedersi e di cui ancora oggi è possibile rintracciare memoria sulla facciata di un palazzo alle spalle della Cupola… ma questa, è un’altra storia!

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One Response to “Vacanze “fiorentine”, oggi… e d’altri tempi!”

  1. Quelli della mia età hanno un ricordo personale attinente. Negli anni che precedettero l’alluvione, la provvida amministrazione comunale costruì tre stabilimenti balneari, a monte del Ponte San Niccolò. Cabine, spazi per prendere il sole, doccie, piacevoli zone d’ombre per relax e pic nic. La cosa più bella era uno specchio d’acqua, dentro l’Arno, ben delimitato e protetto, dove si nuotava e si facevano i tuffi. In più bagnini, sorveglianti ed un vigile urbano di servizio (all’epoca erano proprio vigili e proprio urbani).
    Io che di vacanze ne facevo proprio pochine era un frequentatore assiduissimo.
    Ho un ricordo del particolare piacere che mi dava essere a mollo nel “mio” fiume, di guardare la mia città da dentro il suo ventre liquido, questo senso di penetrare così intimamente un elemento fondamentale del mio mondo fisico ma anche simbolico.
    L’alluvione portò via tutto.

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