Se a Firenze vi capita di passeggiare in via de’ Cerretani , di fianco alla chiesa di Santa Maria Maggiore, una fra le più antiche della città, sollevate lo sguardo e seppur a fatica noterete in alto un pallido volto femminile che spunta dalla parete di pietra e che pare fissare impassibile il via vai della gente – ignara di essere “spiata” - nella strada sottostante. Quel volto ha un nome, è la mitica Berta, sulla cui storia esistono varie versioni e leggende: da quelle che ne fanno un segnale indicatore dell’antica rete di acquedotti romani della città, all’ipotesi fantastica di una donna impietrita perché vittima di “stregoneria”, a quella di effige in memoria di una contadina benefattrice che donò a Firenze delle campane per avvertire dell’imminente chiusura delle porte della città coloro che tornavano la sera dalle campagne. In particolare i ritardatari, che comunque erano soliti arrangiarsi lanciando i sassi contro le porte per guadagnare tempo ed avvertire così le guardie di stanza alle mura del loro imminente arrivo. Da quest’usanza, derivò poi il famoso detto fiorentino sul tempo che stringe: “Siamo alle porte co’ sassi! ”
E ci piace pensare che la Berta sia lì praticamente da sempre, con lo sguardo rivolto ad un ipotetico orizzonte che in passato le si schiudeva probabilmente poco sopra le primitive mura di Firenze che correvano proprio davanti a lei, muta sentinella della storia millenaria della nostra città. E anche testimone (magari con la coda dell’occhio!) di un evento miracoloso avvenuto decine di secoli fa - più o meno nel V° d.C. – a pochi passi da lei, nei pressi di un Battistero di San Giovanni all’epoca ancora disadorno ma già esistente e immerso nella campagna, quando un olmo riprese vita e rifiorì al passaggio del corteo che seguiva il feretro del primo Vescovo fiorentino… (to be continued)






