“Noi” e Veltroni, a Campi Bisenzio

Posted by Gianluca Giannini On febbraio - 24 - 2010

Nel buio del teatro spicca la grande foto di un bambino che sbircia furtivo in una fessura di una staccionata. Alle sue spalle, Walter Veltroni racconta a Benedetto Ferrara, redattore fiorentino de “la Repubblica” e ad una platea gremita il suo ultimo libro, “Noi”,  le cui pagine si celano proprio sotto quella intrigante copertina.
Sparito dai riflettori dell’attualità politica dopo le dimissioni di un anno fa dalla segreteria del Partito Democratico, Veltroni si è concesso di nuovo alla ribalta discreta del  primo degli incontri “Un mercoledì da scrittori  il 22 febbraio scorso al Teatro Dante di Campi Bisenzio, offrendosi con generosità e passione alle domande del giornalista.
Walter racconta di sé e del suo libro, che come tutti quelli che ha finora scritto regala scorci di se stesso, della propria vita, dei propri ricordi. La storia “epica” della famiglia protagonista, i Noi appunto, che ha scritto “come un fiume in piena” e che si snoda tra il 1943 e il 2025 – saltando volutamente l’oggi per non farsi inghiottire da facili e scontate polemiche e accuse di egocentrismo – già in quel nome esalta il valore della solidarietà, della comunità contro l’egoismo dell’”io” che oggi sembra sempre più predominare. E l’importanza di un altro valore al centro del romanzo e a rischio di estinzione, quello della memoria; esercitato dallo stesso Veltroni col pubblico del teatro ora in forma di gioco “amarcord” (rievocando oggetti culto del passato, l’Aranciata Roveta, il Carrarmato Perugina, la Coppa gelato Olimpia, il Cubo di Rubik) ora cimentandosi nel ricordo di fatti storici orribili perchè possano non ripetersi mai più (come le atrocità degli esperimenti di Mengele sui bambini nel campo di sterminio nazista di Birkenau) o all’opposto esaltanti di un’intera epoca, come lo sbarco dell’uomo sulla luna nel luglio 1969, evento purtroppo seguito, solo pochi mesi dopo, dalla fine di quel sogno e l’inizio di un lungo incubo segnato dalla bomba di Piazza Fontana.
Come si immagina, il Veltroni “politico”, che si possa arrivare a quel fatidico anno 2025 del libro?
Investendo passione, energia ed entusiasmo, anche nella politica che possa essere di nuovo un mezzo e non solo un fine, una vocazione e non solo un mestiere, sostenuti dal coraggio delle proprie idee – anche se scomode e controcorrente – e anche dalla pazienza di costruire un faticoso ma importante progetto di società; e infine sapendo ascoltare e parlare alle persone.

Gianluca Giannini

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